La Società Sportiva Calcio Napoli, meglio nota come Napoli, è una società calcistica italiana della città di Napoli. Milita in Serie A, la massima serie del campionato italiano.
La fondazione della società è fissata convenzionalmente ad agosto del 1926, anno in cui il Foot-Ball Club Internazionale-Naples, sodalizio nato nel 1922, assunse il nome di Associazione Calcio Napoli. Nel 1964 la società cambiò denominazione in Società Sportiva Calcio Napoli e, dopo il fallimento del 2004, fu rifondata da Aurelio De Laurentiis con il nome di Napoli Soccer, ripartendo dalla Serie C1. Nel 2006, dopo la promozione in Serie B, il club tornò alla denominazione di SSC Napoli.
Il colore sociale è l'azzurro. Tra i simboli storici del club figura il Corsiero del Sole, il cavallo sfrenato della tradizione napoletana, progressivamente sostituito nell'immaginario popolare dal ciuccio ("asino" in napoletano). Gioca le partite interne allo stadio Diego Armando Maradona (già Stadio San Paolo), inaugurato nel 1959.
Con un palmarès che comprende quattro scudetti, sei Coppe Italia, tre Supercoppe italiane e una Coppa UEFA, oltre alla Coppa delle Alpi e alla Coppa di Lega Italo-Inglese, il Napoli è una delle società calcistiche italiane più titolate e con il maggior numero di partecipazioni alla massima serie.
Dalle origini al secondo dopoguerra
La nascita dell'Associazione Calcio Napoli avvenne il 25 agosto 1926 (data tradizionalmente anticipata al 1º agosto), a seguito di una modifica statutaria che determinò il cambio di denominazione del Foot-Ball Club Internazionale-Naples (o Internaples), un sodalizio sorto nell'ottobre del 1922 per fusione/ricongiungimento di due compagini napoletane, il Naples Foot-Ball Club, fondato nel 1905, e l'Unione Sportiva Internazionale Napoli, fondato nel 1911. L'Internaples sarebbe stato poi rifondato nel 1944, a sancire de facto la discontinuità fra Napoli e Internaples.
La denominazione "Napoli" fu adottata per iniziativa dell'allora presidente dell'Internaples, l'industriale napoletano Giorgio Ascarelli, che ereditò la carica nell'estate del 1925 da Emilio Reale e mantenne tale carica anche nel rinnovato sodalizio. L'italianizzazione del club fu operata da Ascarelli poiché il nome "Internazionale-Naples" era sgradito al regime fascista al tempo al potere, in quanto il termine "Internazionale" ricordava l'Internazionale Comunista, nemica politica del fascismo, e il regime osteggiava i termini stranieri come "Naples".
Ascarelli scelse anche di mostrare nello stemma sociale il Corsiero del Sole, il cavallo sfrenato da secoli simbolo della città partenopea, dando seguito grafico al soprannome dei calciatori del Foot-Ball Club Internaples, che erano detti "i poulains" (i puledri).
Il cambio di denominazione sociale avvenne in conseguenza dell'approvazione della Carta di Viareggio, con la quale l'Internaples F.B.C. aveva ottenuto l'ammissione al nuovo campionato di massima serie unificato tra Nord e Sud della stagione 1926-1927, la Divisione Nazionale, in virtù del piazzamento conseguito dal club nella Prima Divisione 1925-1926. Le prime tre stagioni dell'A.C. Napoli si chiusero con due retrocessioni nel secondo livello del campionato italiano di calcio e uno spareggio salvezza: in ciascuna occasione, tuttavia, la FIGC accordò la riammissione per allargamento del campionato a tutte le squadre coinvolte oltreché, nello specifico, premiare gli sforzi del club partenopeo nel recuperare il pesante gap con le società settentrionali. Nonostante i difficili inizi, la situazione migliorò progressivamente, grazie soprattutto all'apporto dell'italo-paraguayano Attila Sallustro, primo idolo dei tifosi partenopei. In questi primi anni, come allenatori, il Napoli si affidò a ex calciatori austriaci, come Fritz Kreutzer, Bino Skasa, Jean Steiger e Karl Fischer, all'ungherese Ferenc Molnár e all'italiano Giovanni Terrile.
Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A 1929-1930, ottenendo la prima vittoria in tale competizione ai danni del Milan. La società scelse come allenatore il mister inglese William Garbutt, già vincitore di tre scudetti con il Genoa. Nei 6 anni in cui fu sotto la sua guida, il Napoli, grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e lo stesso Sallustro, raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell'epoca, la Coppa Mitropa.
Nel 1936 entrò in società il comandante Achille Lauro, armatore di grande successo, che non riuscì tuttavia ad apportare particolari benefici al club partenopeo: nella seconda metà degli anni trenta la qualità della squadra andò declinando, fino a culminare nella retrocessione nella categoria inferiore nel 1941-1942.
Terminata la seconda guerra mondiale, il Napoli prese parte alla Divisione Nazionale 1945-1946, vincendo il girone misto Centro-Sud e riconquistando la massima serie. Tornò in Serie B due anni dopo, retrocesso dalla CAF per illecito sportivo. La panchina venne affidata a Eraldo Monzeglio, che riportò la squadra in Serie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo. Nonostante i rinforzi del presidente Achille Lauro, tra i quali Bruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto del 1952-1953 e del 1957-1958. Nel 1959 venne inaugurato lo stadio San Paolo.
Tornato in Serie B nel 1961, il Napoli venne affidato a Bruno Pesaola, il quale riportò gli azzurri in massima serie e vincendo anche il primo trofeo della storia del club, la Coppa Italia 1961-1962, divenendo con il Vado l'unica società a vincere il trofeo non militando in massima divisione. Questo successo sancì l'esordio del Napoli in una competizione confederale, giocando la Coppa delle Coppe, nella quale raggiunse i quarti di finale. Il 25 giugno 1964 il club assunse la denominazione di Società Sportiva Calcio Napoli (SSC), diventando contestualmente una società per azioni. Achille Lauro ottenne una quota rilevante delle azioni in virtù dei crediti vantati e garantì al figlio Gioacchino l'ingresso tra i soci, mentre Roberto Fiore venne eletto presidente. Alcuni dei giocatori più rappresentativi dell'epoca furono Dino Zoff, Antonio Juliano, Omar Sívori e José Altafini; il miglior risultato fu il secondo posto del 1967-1968.